Sono un Alcolista Anonimo
La mia vita da alcolista attivo è sempre stata condizionata dalla paura. Alcune paure mi risultavano meglio definite: la paura di essere inadeguato, o in ogni caso di non riuscire nel mio ruolo, con relative frustrazioni; la paura di essere contestato, da cui provavo a difendermi denigrando chi “ non capiva”; paura per cui autocommiserarmi per non riuscire ad arrivare dove volevo…Più deleterie erano le paure più intime, che corrodono l’anima.
Mi sentivo in diritto di contestare chi aveva la sua fede religiosa e poteva così vivere relativamente sereno. Io che avevo abbandonato Dio da giovane, mi sentivo libero di vivere come volevo, incurante di principi morali, e potevo anche far del male agli altri, tanto, in ultima analisi, per me c’erano sempre colpevoli diversi dal sottoscritto.
Tutti questi atteggiamenti comportavano una vita senza Dio, senza complicazioni morali, senza amore per gli altri; sommati alla consapevolezza che ormai mi ero auto-emarginato dal consorzio umano, mi hanno procurato una serie di paure che posso riassumere con paura di vivere. Mi rendevo anche conto che nemmeno il suicidio sarebbe stato risolutivo, solo un ripiego per concludere una vita fallimentare.
Con i primi approcci al Programma ho avuto fiducia nel Gruppo. Sinceramente, ero scettico se un Dio potesse perdonarmi per il mio passato. Soprattutto ero perplesso se sarei riuscito ad abbandonarmi a Lui, ad avere fede che questa sarebbe stata la mia via per il recupero.
Comunque, tenendo la mente aperta, mi sono detto che Dio è onnipotente: dunque, se vuole, anche il mio recupero è possibile, come è stato per altri nel Gruppo.
Da allora è stato solo un problema di crescita spirituale; mi rendo conto di avere la protezione di un Potere Superiore anche per oggi. Quando, ogni mattina, pregando, rinnovo il mio impegno a vivere la giornata secondo la Sua volontà, ad accettarla qualunque essa sia, senza opposizioni ma con la gioia nel cuore, ho anche il coraggio di chiedere un’altra giornata di sobrietà.
Leggo in Le varie forme dell’esperienza religiosa, di W. James , a p. 407- testo spesso usato da Bill nella nostra Letteratura-: “Se ci occupassimo di tutte le grazie e le libertà che abbiamo il privilegio di avere, saremmo sopraffatti dal loro numero. Le sommiamo, e ci rendiamo conto che siamo addirittura ammazzati dalla benevolenza di Dio; che siamo circondati da dimostrazioni di bontà che si accumulano, senza di che tutto sarebbe crollato. Non dovremmo forse amarlo? Non dovremmo sentirci sollevati dalle braccia dell’Eterno?”
Rifelettendo su questa testimonianza e avendo compreso che quanto detto è vero, perché non dovrei avere fede che Dio possa occuparsi di tutto ciò che è utile per me? Il mio impegno dunque è fare il possibile per vivere secondo la Sua volontà, con fede.
Procedendo nel mio cammino, mi sono reso conto che le paure diminuivano; comprendo come anche la sofferenza e la morte sono insite nella vita stessa. Quei sintomi di inadeguatezza che diventavano paura di vivere sono svaniti. Mi rendo conto di camminare sulla strada giusta, sulla via che porta alla gioia di vivere, come dice la nostra Letteratura: “ Appena ho impoartato a non temere più Dio, ho imparato a provare gioia” ( Riflessioni giornaliere, 17 Aprile).
Quando Dio mi protegge non posso aver paura! In conclusione, sostengo che la fede è l’antidoto alla paura e il viatico per dare senso ad una vita piena e gioiosa, nonostante tutti i guai che potranno presentarsi.
Mi sentivo in diritto di contestare chi aveva la sua fede religiosa e poteva così vivere relativamente sereno. Io che avevo abbandonato Dio da giovane, mi sentivo libero di vivere come volevo, incurante di principi morali, e potevo anche far del male agli altri, tanto, in ultima analisi, per me c’erano sempre colpevoli diversi dal sottoscritto.
Tutti questi atteggiamenti comportavano una vita senza Dio, senza complicazioni morali, senza amore per gli altri; sommati alla consapevolezza che ormai mi ero auto-emarginato dal consorzio umano, mi hanno procurato una serie di paure che posso riassumere con paura di vivere. Mi rendevo anche conto che nemmeno il suicidio sarebbe stato risolutivo, solo un ripiego per concludere una vita fallimentare.
Con i primi approcci al Programma ho avuto fiducia nel Gruppo. Sinceramente, ero scettico se un Dio potesse perdonarmi per il mio passato. Soprattutto ero perplesso se sarei riuscito ad abbandonarmi a Lui, ad avere fede che questa sarebbe stata la mia via per il recupero.
Comunque, tenendo la mente aperta, mi sono detto che Dio è onnipotente: dunque, se vuole, anche il mio recupero è possibile, come è stato per altri nel Gruppo.
Da allora è stato solo un problema di crescita spirituale; mi rendo conto di avere la protezione di un Potere Superiore anche per oggi. Quando, ogni mattina, pregando, rinnovo il mio impegno a vivere la giornata secondo la Sua volontà, ad accettarla qualunque essa sia, senza opposizioni ma con la gioia nel cuore, ho anche il coraggio di chiedere un’altra giornata di sobrietà.
Leggo in Le varie forme dell’esperienza religiosa, di W. James , a p. 407- testo spesso usato da Bill nella nostra Letteratura-: “Se ci occupassimo di tutte le grazie e le libertà che abbiamo il privilegio di avere, saremmo sopraffatti dal loro numero. Le sommiamo, e ci rendiamo conto che siamo addirittura ammazzati dalla benevolenza di Dio; che siamo circondati da dimostrazioni di bontà che si accumulano, senza di che tutto sarebbe crollato. Non dovremmo forse amarlo? Non dovremmo sentirci sollevati dalle braccia dell’Eterno?”
Rifelettendo su questa testimonianza e avendo compreso che quanto detto è vero, perché non dovrei avere fede che Dio possa occuparsi di tutto ciò che è utile per me? Il mio impegno dunque è fare il possibile per vivere secondo la Sua volontà, con fede.
Procedendo nel mio cammino, mi sono reso conto che le paure diminuivano; comprendo come anche la sofferenza e la morte sono insite nella vita stessa. Quei sintomi di inadeguatezza che diventavano paura di vivere sono svaniti. Mi rendo conto di camminare sulla strada giusta, sulla via che porta alla gioia di vivere, come dice la nostra Letteratura: “ Appena ho impoartato a non temere più Dio, ho imparato a provare gioia” ( Riflessioni giornaliere, 17 Aprile).
Quando Dio mi protegge non posso aver paura! In conclusione, sostengo che la fede è l’antidoto alla paura e il viatico per dare senso ad una vita piena e gioiosa, nonostante tutti i guai che potranno presentarsi.
Anonimo