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Il mio nome è Anna Maria, e sono un’alcolista

Ciao, sono Anna Maria e sono un’alcolista. Io e l’accettazione siamo in perenne conflitto.

L’unica volta che non è stato particolarmente difficoltoso accettare è stato quando si è trattato di andare oltre l’accettazione del mio alcolismo e passare quindi ad accettarmi alcolista, malata di una malattia certamente non voluta, anche se perseguita con rara determinazione.

E’ stato più semplice allora, sull’onda della disperazione, lasciarmi andare, affidarmi a quanto sosteneva il Gruppo attraverso le parole del nostro Programma. Tutti dicevano che non è una colpa essere malati e che, quanto prima crediamo in questo, tanto prima si comincia a star meglio. Bene, io ho creduto a quelle parole ed è stata la mia fortuna, perché ho iniziato subito le mie 24 ore.

I guai sono cominciati dopo, quando ho capito che, praticamente, tutto faceva capo all’accettazione e io non ero né pronta né preparata ad accettare niente di quello che sentivo, niente di quello che avrei voluto fare: faceva parte del mio modo di concepire la conduzione di una vita. La MIA vita!!

Accettare di avere dei difetti è stato il mio primo scoglio, partivo ancora più lontana di chi ammetteva di averne, anche se aveva difficoltà ad accettarli. Io non avevo mai preso in considerazione il fatto di avere dei difetti, a parte l’orgoglio, di cui andavo però molto fiera. Ecco com’era la mia situazione, 11 anni e 8 mesi fa: certamente drammatica, per chi vuole vivere in sobrietà! E’ veramente difficile immaginare di accettare, di capovolgere tutto quello in cui ci si è crogiolati, in cui si è creduto fino al punto di distruggersi. E’ cominciato così il mio cammino su questa strada difficile, perché includeva, e include tutt’oggi, un grosso lavoro sull’onestà, ma soprattutto sull’umiltà. Ecco che, dopo aver accettao di essere un’alcolista piena di difetti, ho dovuto accettarli tutti, uno per uno.

Accettare di avere dei limiti, di essere una persona imperfetta, di essermi fatta del male e di averne fatto tanto, accettare che nemmeno Alcolisti Anonimi mi garantisce niente, se non sono io che mi do da fare e cerco di mettrere in pratica il Programma. E’ un cammino tutto in salita. Il bello è che, quando alla fine cedo le armi e mi arrendo, mi do anche della sciocca, perché sarebbe bastato accettare la condizione o la situazione del momento per evitarmi giorni e giorni di malessere emotivo.

Certo, di passi avanti ne ho fatti, e ci mancherebbe, dopo tutto questo tempo; però è di questi giorni una ricaduta emotiva non indifferente. Fantasmi del passato, che sono tornati a reclamare che io li collocassi, finalmente, lì dove devono stare: nel passato, appunto.

Ma accettare che tutte queste cose erano ormai finite, che dovevo proprio lasciarle andare, non è stato facile, e in questo momento non sono nemmeno sicura di averlo fatto del tutto.

Ecco perché, per me, ogni volta che devo accettare qualcosa, è come tornare a fare il Primo Passo. Sostituisco la parola “alcol” con quella che mi costringe a fare, ancora una volta, i conti con me stessa, con la mia umiltà, col cammino fatto.

E capisco che di strada ce n’è ancora tanta da fare, ma non mi spaventa, non ho più paura. Ho un grande sponsor che si chiama Potere Superiore, ho il Gruppo, ho Alcolisti Anonimi con me. E, dopo tutto, un giorno alla volta è tutto ciò che posso concedere alla mia emotività.

(Anna Maria)